Intervista su QUI

12 giugno 2009 Commenti disabilitati su Intervista su QUI

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Racconto denso, aspro, venato di nostalgia, “Morti di sonno” è un’opera toccante e coinvolgente. Quanto la storia è autobiografica?

Sono felice che lo trovi toccante e coinvolgente. Non ho uno sguardo lucido verso questo racconto. La matrice autobiografica della vicenda è dichiarata (vedi la dedica in apertura) ma non è vera in toto, nel senso che sta più nell’ispirazione, che nel racconto stesso. Non è un insieme di fatti ‘realmente accaduti’. La parte travagliata, del lavoro, sta proprio nel rapporto con la memoria.
Ci sono momenti in cui si fa dolorosa la memoria ma Lario, Marzio, il Belva… I protagonisti insomma, a quanto pare sapevano bene cosa e come fare per andare avanti.

I temi affrontati sono spinosi e sempre attuali: l´esperienza con la droga, la fatica di crescere, la criminalità. Quali sono state le difficoltà di farne un affresco mai scontato?

Devo confessare che non mi sono posto il problema, nel farlo; non direttamente, almeno. La vera lotta c’è stata con quella parte di me che tendo a chiudere nel cassetto. Poi arriva un giorno che ci si stufa di combattere la propria paura e impari a disegnarla.

Quali sono le tue fonti di ispirazione?

Forse è troppo facile dire la realtà, la vita, ma non so davvero cos’altro inventare.
C’è una frase di Berger che suona più o meno così: ‘Sembra che, come gli antichi greci, io parli solo di morte e di morti. Se così fosse, lo faccio con un senso di urgenza che appartiene unicamente alla vita’.

Lo stile è semplice, saturo nel suo bianco e nero, espressionista per alcuni aspetti. Come sei arrivato a questo tratto?

Tutto quello che so dirti è che non ho smesso di disegnare da quando ero bambino.

Come si diventa autori di graphic novel? Qual è stato il tuo percorso?

Ho frequentato l’ITIS e sono perito elettrotecnico. Alla maturità sono passato con 36 e due figure, come si diceva una volta. E solo grazie al voto di una professoressa a cui era piaciuto un mio disegno (una caricatura della commissione d’esame che mi era stata chiesta dal nostro commissario interno). Fu un segno, devo averlo deciso allora che, nella vita,  l’unico ” lavoro ” che avrei potuto fare era disegnare.

Quali sono stati i tuoi maestri? Quali sono stati i fumetti che hanno contribuito alla tua formazione?

Tanti. Talmente tanti che se comincio a fare dei nomi potrei non finire più, poi ne mancherebbe sempre qualcuno.

Hai già in mente quale sarà e di cosa parlerà il tuo prossimo lavoro?

 Non so. Ho un paio di cose che mi ronzano per la testa, ma devo lasciargli il tempo di maturare.

(I ragazzi del Villaggio ANIC di Danilo Montanari, su QUI, 12 giugno 2009)

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