Intervista Norma Editorial

16 marzo 2011 Commenti disabilitati su Intervista Norma Editorial

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Maquetación 1

La prima domanda è magari ovvia: Fino a che punto questo lavoro è autobiografico? Esiste realmente una città come quella in cui i personaggi vivono questa storia?

Sì, Ravenna. E anche il Villaggio ANIC, il quartiere di cui parlo nel libro, esiste ancora, anche se i profondi mutamenti sociali e le intrusioni edilizie degli ultimi anni lo rendono quasi irriconoscibile. La chiamano riqualificazione urbana e guardando i risultati vien da pensare a una battuta, ma non è così. La fabbrica invece non ha mai smesso di bruciare e sbuffare senza tregua dalla fine degli anni ’50 e ancora oggi nel quartiere “riqualificato”, mimetizzato al meglio e ripulito da memorie scomode, si sentono gli stessi odori di un tempo.
Muertos de sueño non vuole essere  la storia di un luogo e neanche la mia autobiografia, semmai la celebrazione in chiave mitica della vita, soprattutto di ragazzi qualsiasi come eravamo noi del Villaggio ANIC.

A proposito, questi personaggi si basano su persone reali che tu hai conosciuto?

Sì, erano amici, compagni di giochi e di scorrerie. I personaggi del libro prendono ispirazione da loro, ma crescono e vivono in tutto il mondo, trovo che siano ovunque.

” Morti sonno “: con questo titolo ci si aspetta dalla storia delle vicende con tematiche più “soporifere”… invece, questi personaggi sono sempre all’erta, si nascondono, fuggono… Che cosa volevi dire con questo titolo?

Il mio voleva essere un omaggio ad una generazione di giovinastri spavaldi e squinternati, che in quel quartiere hanno bruciato ansie e aspirazioni e, in molti casi, la vita stessa.
I ‘morti di sonno’ sono loro, che hanno speso tutto per cavalcare la vita e spremerla fino in fondo. Allo stesso tempo sono i sopravvissuti, io con loro, che, pigri e apatici, cedono troppo spesso alla tentazione di cancellare la memoria, scansando l’eredità pesante di un passato da rimuovere. Per questo dovevo raccontare questa storia, prima di tutto per me stesso.
Il titolo spagnolo, poi, regala al titolo un’accezione nuova, arricchendolo, visto che sueño significa anche sogno. E contiene in sé un significato di tensione ideale perseguita con forza e determinazione sino alle conseguenze estreme. Mi pare metta bene a fuoco la generazione di cui parlo e il senso stesso di questa storia.

Guardando i tuoi lavori si distingue una buona varietà di stili. Perché la scelta per Morti di Sonno di questa pennellata così poetica e graffiante? Un’esigenza o una scelta grafica?

Grazie per “poetica e graffiante” ma, posto che sia così, non è una cosa cercata e voluta, non riesco a decidere uno stile da adottare per meglio aderire a una storia. Non a priori, perlomeno. Spesso mi capita, ed è successo per Muertos de sueño, di trovarlo naturalmente durante lo sviluppo del racconto. In questo caso lo stile grafico è stato condizionato da un senso di urgenza, una fretta non dettata da scadenze editoriali che non avevo, ma dal fluire della storia stessa. Succede quando hai fretta di dire una cosa che ti sembra importante e hai paura che passi la forza per dirla, il momento giusto. A me capitava così mentre disegnavo, c’erano sempre pezzi nuovi e “importantissimi” da mettere, poi ho dovuto lavorare molto a dargli un percorso meno tumultuoso.

Per i protagonisti del tuo libro, il calcio sembra l’unica cosa che gli permetta di dimenticare le grandi ombre delle torri petrolchimiche, sempre minacciose, accanto le loro case. Quanto pesa questo sport nella vita dei giovani di provincia e quanto ha influito nella sua infanzia?

Molto. Nella mia infanzia poi veramente moltissimo. La pratica del calcio, ma di tutto lo sport di gruppo in genere, mi ha regalato emozioni difficilmente raggiungibili altrimenti. Emozioni date dalla condivisione della fatica, dei successi e dei fallimenti.

Morti di Sonno è un lavoro difficile da classificare. Oscilla tra la realtà e il sogno, e ha elementi quotidiani ed abitudinari, inoltre però la storia si affaccia anche su una visione critica della società. Come lo descriveresti ai nostri lettori?

Più che definirlo io mi piace ripetere quello che ha detto Benjamin Roure, che ha parlato di ‘realismo poetico’, e mi pare il massimo che si possa desiderare per una storia come questa; gliene sono infinitamente grato.

Può raccontarci quali sono i suoi progetti futuri?

Sto lavorando ad una storia che non trova pace, prende corsi imprevisti e continua a dilatarsi, m’impegna molto e da molto tempo, non capisco quando sarà finita.

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